"E' importante che cerchiamo disperatamente la verità e ne diventiamo testimoni coraggiosi. Non dobbiamo scendere a patti con la menzogna, la falsità o i compromessi! Opponiamoci alle persone che vogliono catturare la nostra intelligenza o ingannare il nostro cuore con promesse o proposte che ci rendono schiavi di noi stessi. Esse ci spingono nel vuoto della solitudine e ci conducono in un vicolo cieco e nel labirinto di una cultura di morte".



 

Caro Gesù bambino

Dopo aver scritto alcune lettere aperte, aver fatto numerose delibere dirette  alle gerarchie dell’Arma dei Carabinieri, ai vertici delle Forze Armate,  a chi ci governa, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Repubblica chiedendo di intervenire per sanare le  ingiustizie che quotidianamente vengono compiute  nell’Arma dei Carabinieri e che lasciano il cuore  dei suoi appartenenti mortificato e deluso, voglio scrivere a Te perché so che tu mi leggerai di sicuro  e la mia lettera non rischierà di finire nel cestino come tutte le altre.
E poi , detto fra noi, sei l’unico che conta veramente a cui posso dare del tu. Tutti gli altri pretendono del lei e mi tengono a distanza perché la mia vicinanza costituisce per loro un problema. Tu sei l’unico che quando mi legge va alla sostanza  del problema e non fa l’analisi estetica di ciò che dico ma sa leggere tra le righe e sa capire  il mio cuore pieno di paure, di preoccupazioni e di angosce per il  futuro dell’Arma. Ma soprattutto perché tu rispondi sempre e io sono certo che non lascerai ancora a lungo che il sopruso vinca sulla giustizia. E’ l’unica certezza che ho e so che tu saprai strappare le maschere con le quali con indifferenza e disprezzo certi uomini  ricoprono il loro volto e so che a te non è nascosto niente né dei poveri né dei potenti e che tu saprai un giorno giudicarci secondo verità.
Ti prego, dona ai potenti, ai ricchi, ai parlamentari italiani, ai nostri (troppo numerosi) generali dei carabinieri un attimo di pausa per uscire dal vortice dei loro privilegi e dai loro affari importanti per prestare attenzione a chi è meno fortunato di loro.
Sono amareggiato e tanti altri lo sono come  me, nel giudicare l’azione  delle  nostre alte gerarchie a cui dobbiamo obbedienza. Chiusi nelle loro cittadelle di privilegi e benefit di ogni genere osservano,  a volte,  con occhi astuti,  chi fuori si dibatte nel freddo, nel sacrificio, non di rado, nella disperazione e purtroppo esaminano gli avvenimenti,  per trarre dai medesimi,  loro esclusivi vantaggi. Osservano, a volte, con occhi bovini tutto ciò che sta fuori e nuotano pigri nel loro tiepido stagno.
Caro Gesù sono fatti così: un po’ ipocriti, un po’ furbetti; nelle grandi occasioni fanno discorsi mediocri tradendo una raccogliticcia base culturale e anche una modesta preparazione professionale. Chiedono con toni stentorei agli altri, sempre agli altri! Sì ai piccoli a quelli da 1000 euro al mese, Sacrifici, Vita secondo gli Alti Valori dell’Arma, Dedizione, Impegno, buttando là sempre i pezzi forti della Retorica: “Nei Secoli Fedele”, “Usi obbedir tacendo e tacendo morir”….
Caro Gesù, dona a  questi importanti signori il tormento spirituale, la sensibilità verso gli altri, la comprensione della vanità del Potere, dei Soldi, del Piacere; dona loro soprattutto il coraggio.

Qualcuno pensa che sia sufficiente parlare più forte, alzare di più la voce, magari gridare per avere ragione o per sostenere le proprie ragioni come fossero verità. Ebbene io dico a queste persone che la verità anche se vestita di sgargianti colori o di suoni suadenti continuerà a  percorrere la sua strada e porterà molto presto a fare i conti  con una realtà che non ammetterà più menzogne, ingiustizie e soprusi. Per fortuna la verità andrà per la sua strada indipendentemente che noi la conosciamo o  vogliamo travisarla. 
Caro Gesù siccome siamo a Natale e sono sicuro che anche i professionisti della menzogna, anzi proprio loro saranno i primi a farti visita, ti prego convincili una volta per tutte a cambiar vita a cambiare la direzione di marcia di 180°,  convincili che la felicità non sta  nella carriera, e  neanche nei soldi, convincili che la felicità non sta nello sfruttamento degli altri né nell’esercizio arbitrario del potere ma sta nel porsi al servizio degli altri, dei più bisognosi, dei più umili, dei più indifesi.
I fatti che stanno accadendo  nel mondo ci dovrebbero portare a riflettere ci dovrebbero portare a dire basta e a cambiar vita.
Ti prego ricordati della Rappresentanza Militare che io ho definito essere un cancro maligno in metastasi. Siccome siamo a Natale e tutti siamo più sensibili di fronte alla sofferenza e abbiamo sentimenti più fraterni e più attenti alla vita, sono sicuro che  anche loro potranno diventare più giusti, più coerenti, più buoni.  Ricorda a chi ci governa, al  Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,  al Ministro Giulio Tremonti, al Ministro Renato Brunetta  che si stanno dando da fare per risparmiare, che la Rappresentanza Militare è un organismo inutile che costa ogni anno  40 milioni di euro alle casse dello stato e che i cittadini, anche quelli che prendono 800 euro di stipendio al mese,  contribuiscono  regolarmente. Gesù ti prego perché non intervieni per porre fine a questi sprechi che si traducono in angherie verso i più deboli? Tu sai come fare. Perché non intervieni nelle coscienze  di coloro che fanno parte della Rappresentanza Militare facendoli sentire dei vermi quando anziché operare  per i più deboli e indifesi, ossequiando il mandato per cui sono stati eletti,  fanno gli interessi delle gerarchie cercando di ottenere da loro ciò di cui hanno bisogno: protezione e silenzio.
E poi Ti prego mio caro Gesù non ti dimenticare dei tanti Carabinieri che per uno stipendio da fame quotidianamente rischiano la vita senza avere il diritto, come hanno tutti gli uomini,  di esprimere la propria opinione e il proprio pensiero.
Caro Gesù metto nelle tue mani i nostri governanti, metto nelle tue mani le nostre gerarchie, metto nelle tue mani gli amici e anche i nemici. Metto nelle tue mani  chi compie ingiustizie, metto nelle tue mani quei superiori che utilizzano lo strumento del ricatto minacciando trasferimenti o punendo ingiustamente chi ha il coraggio di dire la verità. E ciò spesso avvallato dai superiori o addirittura imposto. Metto nelle tue mani chi fa  compromessi  tradendo qualcuno, chi compie nefandezze in nome della verità ben sapendo che la stanno sacrificando perché, guardandosi allo specchio, provino terrore   e una volta per tutte, con il tuo aiuto, decidano di cambiar vita.
A tutti i Carabinieri d’Italia auguro buon Natale nella speranza che il cuore degli uomini che contano possa intenerirsi e cambiare.
Cari ragazzi a voi che mi stimate e che mi date fiducia Tantissimi auguri che Dio fatto bambino vi doni la pace e la serenità e la capacità di sopportare umilmente le angherie e le fatiche del quotidiano. Che Dio vi benedica sempre.
Con grande affetto e dedizione,  vostro
                        Ten.col. Amedeo Berdozzo
 

 

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 “ … nella casa del giusto, anche coloro che esercitano un comando, non fanno in realtà altro che prestare servizio a coloro cui sembrano comandare; essi difatti non comandano per cupidigia di dominio, ma per dovere di fare del bene agli uomini, non per orgoglio di primeggiare, ma per amore di provvedere…”  Sant’Agostino
 

                                                                                 IL REGALO PIÙ BELLO
 
Il regalo più bello è quello che arriva quando meno te l’aspetti e hai perso tutte le speranze di riceverlo. Quello che trovi con sorpresa sotto l’albero di Natale. Quello che arriva dopo belle e dolci parole che fanno presagire il contrario.
Questo è quello che è successo a me qualche giorno fa. E vi assicuro che mai, nei 39 anni di servizio  nell’Arma dei Carabinieri, ho ricevuto un regalo più bello.
Nel pomeriggio dello scorso 18 dicembre, mi è stato notificato l’avviso di avvio di procedimento disciplinare di corpo per l’irrogazione della consegna di rigore a causa di una presunta intervista  da me rilasciata e di una lettera, pubblicate sul sito www.GrNet.it, rispettivamente sotto i titoli  “100.000 carabinieri vogliono il sindacato” e “G8: i carabinieri vogliono la commissione d’inchiesta”.
E allora mi chiedo: qual’é lo scopo di tale procedimento? “Accertare i fatti con la massima garanzia difensiva e procedere con equilibrio ed imparzialità per reintegrare la norma violata”, così direbbe il  boiardo militare. Ma chiacchiere a parte… forse in tale procedimento si cela la volontà di intimidirmi e di indurmi al silenzio? O forse si tratta di una velata minaccia per invitarmi a gettare la spugna? O forse è l’inizio della prevedibile ritorsione di qualche personaggio citato nelle mie dichiarazioni? O forse, è solo la banale impresa dell’omino di turno che ritiene di poter spegnere il fuoco con la benzina! … fuoco e benzina …
E del resto se lo fanno con i magistrati, che costituiscono un autonomo potere dello stato, figuriamoci con i poveri militari, non rappresentati, non tutelati, non garantiti. 
E’ incredibile. Ma davvero c’è ancora qualcuno così arrogante da pensare che io possa rinnegare il mio credo, i miei ideali di ragione, verità e giustizia? Che io possa piegarmi alle volontà altrui attraverso la minaccia di una piccola, insignificante e misera punizione?
Uno dei padri della nostra patria diceva che se il nemico ti loda vuol dire che stai sbagliando. Naturalmente è vero anche il contrario: se il nemico cerca di colpirti vuol dire che sei sulla strada giusta.
Finché avrò forza e respiro, non smetterò di lottare per voi cari ragazzi affinché voi abbiate la facoltà sancita dalla Costituzione di poter esprimere le vostre idee e di poter sostenere i vostri diritti.
Arriva un momento nella vita di ognuno in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d’inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni. Contro tutti e tutto.
Questo è il più bel Natale della mia vita perché lo offro a voi, ed io so quanti siete ed il sostegno e la solidarietà che mi offrite.
Io sono il tenente colonnello Amedeo Berdozzo e lotterò sempre contro il compromesso, contro gli accordi di bottega, contro il malaffare. Per la ragione, la verità e la giustizia. Perché lottare contro le ingiustizie non è un diritto ma un dovere!
A tutti voi carabinieri in servizio e in congedo, ovunque nel mondo e alle vostre famiglie, formulo vivissimi auguri per un sereno Santo Natale e per un 2008 pieno di soddisfazioni. Auguri anche a coloro che non sono carabinieri ma hanno stima dell’Arma. Infine auguri anche a coloro che non stimano l’Arma e i suoi carabinieri perché possano un giorno, con l’aiuto di Dio, avere il privilegio di imparare a stimarLa.
Che Dio vi benedica sempre. Voi sarete nelle mie preghiere.
Con affetto
                              

Ten. Col. Amedeo Berdozzo
 

Web:  www.amedeoberdozzo.it
e-mail:am.ber@libero.it
Cell.    3472567100
            3346926611
 

 

 

 

Eugène Delacroix, La Libertà che guida il popolo, 1830, olio su tela, Parigi, Museo del Louvre.

 

Carissimi,

qualche settimana fa il COIR Palidoro dell’Arma dei Carabinieri, unitamente ai delegati dei 17 COBAR confluenti in riunione congiunta per categoria, ha approvato la delibera n. 55 con la quale avanzava la proposta di immediata sindacalizzazione dell’Arma dei Carabinieri.
A seguito di tale delibera, che rimetto alla vostra attenzione, si animava un dibattito ed una presa di coscienza che scuoteva tutto il mondo militare: da un lato il COCER Guardia di Finanza e il COCER Aeronautica, numerosi politici e sindacalisti, molte associazioni di militari nonché diversi COIR e COBAR manifestavano pareri eterogenei ma concordi. Dall’altro, con una singolare quanto inattesa sintonia d’intenti: i vertici dell’Arma dei Carabinieri con vari inconsueti e scomposti interventi, e il COCER Carabinieri con un comunicato stampa, tanto irrituale quanto affrettato, tentavano di mettere il bavaglio al democratico e pacato dibattito sulla richiesta di democrazie e di sindacato.
Ma noi a questo gioco non ci stiamo e non ci lasceremo intimidire dagli strani tintinnar di sciabole!!!
La prova di quanto detto sta nei documenti che divulghiamo in calce. Vi prego di consultarli secondo l’ordine cronologico e di inviare un vostro breve commento.
La strada, cari colleghi, è ormai tracciata. E già da tempo l’indifferenza, il disinteresse, l’aristocratico distacco verso i problemi dei nostri uomini e donne, sono stati scacciati dal proscenio da un generale risveglio delle coscienze. Le forze reazionarie e conservatrici di un’oligarchia degenerata sono braccate dalla sete e dalla volontà del popolo di essere protagonista del cambiamento per la ragione, la verità e la giustizia.
Ricordiamoci sempre che lottare con tutte le proprie forze contro le ingiustizie, non è un diritto ma un dovere!
Che Dio vi benedica sempre e voi sarete sempre nelle mie preghiere.
Con affetto grande… vostro….
Ten. Col. Amedeo Berdozzo

 

 

1. Delibera n. 55 del COIR Palidoro

2. Lettera consegnata al Comandante Generale in data 20 marzo 2007

3. Comunicato stampa del COCER Guardia di Finanza

4. Comunicato stampa del COCER Carabinieri

5. Delibera n.82 del COIR Palidoro in risposta al comunicato del Cocer Carabinieri

6. Alcuni comunicati di Deputati e Senatori

7. Alcuni comunicati di sindacalisti

8. Alcuni comunicati di associazioni di Militari

9. Alcuni articoli di stampa

10. Delibera Aeronautica

11. Delibera COBAR Lombardia

12. Delibera COBAR Piemonte

13. Dichiarazioni di delegati della rappresentanza

Le tentazioni di Sant'Antonio Abate

Bernardo Parentino, Tentazioni di Sant’Antonio, 1494, Roma, Galleria Doria Pamphilj

Cari colleghi,

in data 12 dicembre il Comandante Generale dell´Arma dei Carabinieri, in occasione dello scambio degli auguri di Natale, decideva di incontrarmi presso il Comando Unità Mobili e Specializzate “Palidoro”.

In quella sede, anche allo scopo di capire se dall´altra parte potesse ravvisarsi una reale volontà partecipativa, consegnavo al Comandante Generale, in uno scritto, una piattaforma di richieste non articolata. Ad oggi, dopo quasi sessanta giorni, nessuna risposta è ancora intervenuta!

Pertanto ho inviato al Comandante Generale una lettera di revoca della precedente richiesta. Ho anche specificato che se volesse, i provvedimenti richiesti potrebbero essere adottati anche d´ufficio, senza subordinarli alla mia richiesta.

Cari amici, rimetto alla vostra attenzione e al vostro commento la lettera delle richieste e la lettera di revoca delle stesse, anche per eliminare i dubbi sollevati da quanti (compreso ufficiali generali), hanno affermato anche apertamente, che la richiesta di conferire con il Comandante Generale, da parte mia, fosse uno strumento per ottenere benefici personali:

- LETTERA DI RICHIESTA

- LETTERA DI REVOCA

Che Dio vi benedica sempre!

Vostro, Ten. Col. Amedeo Berdozzo

 Decadenza dell'impero romano

 

Thomas Couture, “I romani della decadenza”,1847, Parigi, Musée d’Orsay

Cari  ragazzi, ciò che vi scrivo viene dal profondo del cuore e vi chiamo così perché vi voglio bene. Perchè  anch’io sono fiero quando qualcuno mi chiama ragazzo, perché io sono un ragazzo come voi ed è bellissimo sentirsi così per tutta la vita,  perché un ragazzo conserva dentro il suo cuore tutta la gioia di vivere che, in questo caso, assume l’aspetto della bellezza, della giovinezza, della fierezza, qualità  che  spesso appartengono solo ai ragazzi. Il 15 novembre 2006 siamo stati testimoni di un grande evento che ha cambiato qualcosa nell’Arma dei Carabinieri. A seconda del punto di vista, in peggio o in meglio. Voi sapete com’è cambiata per me e ne sono fiero come sono fieri  tutti coloro che credono nella verità e nella giustizia, come dovrebbero essere fieri tutti i carabinieri d’Italia che hanno scelto come impegno di vita la verità e la giustizia. Io vi invito ad essere sempre orgogliosi  degli ideali che portate dentro di voi e a sostenerli sempre con umiltà, comunque e dovunque, di fronte a chicchessia. E’ giunto il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità e denunci ogni ingiustizia con estrema umiltà e altrettanto coraggio. Winston Churchill sosteneva che “il coraggio è la prima delle qualità senza la quale tutte le altre non sono garantite”.
Noi dobbiamo essere in grado di esprimere sempre il nostro pensiero, a qualsiasi costo, altrimenti nell’Arma continuerà a prevalere la menzogna, la prevaricazione, il servilismo. Dobbiamo anche evitare il fanatismo e per fare ciò dobbiamo ubbidire con consapevolezza. Ciò vuol dire rendersi conto di che cosa si sta facendo e del motivo per cui lo si fa.
Secondo voi noi siamo cittadini come tutti gli altri? No cari colleghi, noi rispetto agli altri siamo cittadini di serie B, noi siamo titolari di tutti i doveri ma non di tutti i diritti.
Dobbiamo lottare per ottenere quei diritti che ci sono negati.
Questo breve pensiero vuole essere l’inizio di uno scambio di opinioni che ci aiuteranno a conoscerci meglio, a maturare insieme, a diventare migliori insieme.
 Cari ragazzi, sapete perché io sono intrepido e non mi intimorisco delle conseguenze sfavorevoli delle mie azioni, del mio atteggiamento, delle mie denuncie? Perché le motivazioni che stanno alla base del mio agire si alimentano di verità e giustizia. Io sono sereno e fiero perché non ci sono secondi scopi. Non temo delazioni, intercettazioni  pettegolezzi o calunnie ecc. perché non ho nulla da nascondere… ho avuto il vostro sostegno perché avete riconosciuto che il mio agire era dettato  da onestà intellettuale, da amore per la verità, da pulizia interiore. Franklin Delano Roosevelt amava ripetere: “Nessuno ti può umiliare  se non glielo permetti”.
 Se agiamo con questo spirito e con questi intendimenti noi, vi prometto, diverremo invincibili. 
 Mi raccomando, l’unico modo per combattere l’inerzia, lo scoramento, lo sconforto, le ingiustizie, le falsità è di fare il proprio dovere, di fare sempre il proprio dovere. Ciò comporta spesso di prendere calci nel sedere. Ma anche in quel caso noi dobbiamo continuare a fare sempre il nostro dovere. Fare il proprio dovere significa anche affrontare, nei dovuti modi e con umiltà, serenità e compostezza, il proprio superiore e dirgli se e dove sta sbagliando. Fare il proprio dovere significa essere sempre coerenti con i propri principi, con i propri ideali, senza accettare compromessi, perché accettare compromessi è il primo passo per essere imbrigliati ed essere privati della libertà.
 Io continuerò a parlare con tutte le mie forze a squarciagola  e con il vostro sostegno, tutti insieme, sono certo, otterremo risultati straordinari.
A dire il vero un modo c’è per farmi tacere: risolvere i problemi che affliggono l’Arma dei Carabinieri. 
 
Lottare con tutte le proprie forze contro le ingiustizie per me (e ora spero anche per voi) non è un diritto ma un dovere.
 Cari ragazzi, vi ringrazio per avermi espresso parole di sostegno attraverso telegrammi, e-mail, cartoline, lettere, sms, telefonate. Ringrazio anche quelli che non l’hanno fatto ma avrebbero voluto farlo e anche coloro che non hanno condiviso le mie opinioni perché, con il loro silenzio,  hanno contribuito a renderle ancor  più credibili, nella considerazione che le opinioni condivise da tutti nascondono qualche menzogna. Per ultimo ringrazio coloro, in particolare ufficiali, molti dei quali ufficiali superiori, che quando mi incontrano o mi telefonano, mi stimolano ad andare avanti ma poi non hanno il coraggio di inviarmi un’espressione di condivisione, di sostegno e di incoraggiamento. Anche a loro va il mio grazie di cuore con l’augurio che riescano un giorno  a risvegliare le loro coscienze e a donarsi  il coraggio degli uomini liberi. Ve lo assicuro ritornereste a sorridere.
  Molti di voi continuano a scrivermi o a chiamarmi ringraziandomi per aver difeso gli interessi dei più deboli, dei più indifesi. Grazie a Dio è più forte di me, non riesco a fare diversamente, e sono certo che insieme faremo un buon lavoro; insieme daremo un innovativo contributo al nuovo modo di interpretare l’appartenenza all’Arma dei Carabinieri. Ecco perché sono io a ringraziarvi per avermi dato questa possibilità, per avermi  dato fiducia. Io vi ringrazio per avermi sostenuto con i vostri applausi, con i vostri cori, con il vostro pathos, quando sono stato chiamato dal Comandante Generale a rispondere dell’accusa di aver buttato veleno sul Comando Generale. Senza il vostro calore forse sarei crollato. Grazie per il vostro coraggio.
 E vi prego non preoccupatevi per me o per le conseguenze a cui io e la mia famiglia andremo incontro. Io sono pronto a dare la vita per voi perché vi amo.  Vi abbraccio tutti e vi ringrazio di cuore.
Che Dio vi benedica sempre …
  Con affetto
                         Ten. Col. Amedeo Berdozzo
  

Saturno divora i suoi figli

Francisco Goya, “Saturno divora i suoi figli”,Madrid, Museo del Prado

Secondo la mitologia greca, Saturno (o Crono) salì al potere, evirando e detronizzando il padre Urano. Ma venne profetizzato che un giorno uno dei figli di Urano lo avrebbe a sua volta detronizzato.  Per impedire ciò, Saturno divorò tutti i suoi figli appena nati. Si salvò il suo sesto figlio, Giove, che successivamente detronizzò Saturno e divenne il nuovo governatore del cosmo.

Guardate attentamente l’inquietudine del tratto di Goya e ditemi: cosa rappresenta Saturno? Solo la mitologia contempla personaggi capaci di uccidere i propri figli? Cosa simboleggia tale crudeltà?

 

Urlo di Munch

Edvard Munch, “L’urlo”,Oslo, Munch Museet.

Mozione presentata dal Ten. Col. Amedeo Berdozzo

OGGETTO: Le condizioni di vita e di servizio dei Carabinieri e loro stato morale

AL COIR E COBAR CONFLUENTI  IN RIUNIONE CONGIUNTA DELL’11 E 12 OTTOBRE 2006

L’URLO DI DOLORE  PER UNA MORTE ANNUNCIATA

Introduzione

Ogni qualvolta penso all’Arma dei Carabinieri compare davanti a me limpidissima un’immagine macabra: quella del Titanic mentre affonda. Il Titanic emerge solo per metà dall’acqua, ciononostante, in tutto il marasma delle grida di uomini e donne che stanno annegando, nel salone delle feste della zona VIP c’è il pianista che continua a suonare imperterrito e tanti croceristi che continuano a ballare. (more…)

Signori Delegati,

non posso non iniziare questo intervento senza riservare al COCER un sincero plauso. Infatti, dopo anni di impassibilità all’indifferenza del vertice, Il COCER ha fatto cadere l’alone di irrefragabilità che circondava le vacue e prestampate risposte del Comando Generale, dichiarandosi insoddisfatto e tornando in argomento, richiedendo informazioni più precise. Tale rilevante e insolito modo di porsi, mi ha lasciato addirittura sperare che potesse costituirsi un gruppo di lavoro al fine di drenare le resistenze del Comando (velate sotto il profilo letterale ma marcate sotto quello sostanziale) e riportare alla luce la miriade di risposte del tipo “è allo studio”, “al più presto possibile”, “l’ufficio competente sta terminando l’analisi” e così via.
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Cari colleghi delegati,

siamo quasi giunti alla conclusione di questa assise e in verità mi attendevo un maggiore contributo di pensiero dall’assemblea. Il minore apporto di idee
propositive, se ci pensate bene, è da ricondurre proprio al tema che ci ha condotti qui: la mancanza di una coscienza sindacale. Riflettete. Gli uomini
dell’Arma quotidianamente vengono chiamati alle prove più ardue, riescono la dove altri arrancano, ma le nostre riunioni, di fronte ai congressi dei partiti, dei sindacati, o di qualunque altra parte sociale, appaiono come primitive e babiloniche forme di spontaneismo. L’immobilismo della struttura è proprio lì. Facciamo un esame di coscienza e riflettiamo. Oggi la rappresentanza è vecchia. Vecchia di idee, di competenze e di uomini. E vecchia anche di chiacchiere! Oggi, per fronteggiare le situazioni che impediscono il libero estrinsecarsi della natura umana occorre un mutamento radicale.
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DISCORSO DI PROLOGO

Signori delegati,

in qualità di vice presidente del Coir Palidoro, vi porgo innanzitutto il più sincero benvenuto, nella certezza che questo incontro potrà proficuamente rinnovare nelle coscienze di ognuno di noi il motivo per cui oltre un anno fa abbiamo umilmente chiesto il voto ai colleghi più prossimi. Non intendo intrattenervi oggi con una allocuzione. Mi riprometto comunque di proporla nella fase finale dei lavori, sia per ripercorrere criticamente quanto sarà emerso sia per offrire un ulteriore contributo di pensiero. Ritengo comunque utile concludere l’assise con un piccolo documento (un comunicato, una lettera aperta), il quale, per il prestigio dell’assise da cui proviene, non mancherà di risollevare le sorti del dibattito. Ora intendo solo proporre una riflessione che sicuramente costituirà il motivo conduttore degli interventi dei delegati.
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Signori delegati,

dopo alcuni mesi dalla riunione farsa del COCER e dei COIR in assise congiunta, (riunione farsa poiché mera occasione di autoincensazione da parte del COCER), torniamo nel medesimo teatrino ad assistere alle lodi che il massimo organismo della rappresentanza militare rivolge a se stesso per le omissioni, i silenzi, le disattenzioni, il distacco dalla base, la neutralità di comodo rispetto alle domande di verità e giustizia, la ricorrente unanimità a buon mercato ostentata nelle deliberazioni, usbergo della minore democraticità che caratterizza oggi l’impegno della rappresentanza militare. Ma le caratteristiche che più apprezzo nelle capacità organizzative e di pianificazione della piattaforma rivendicativa del COCER sono la tempestività e la risolutezza. Nessun comunicato stampa o decisa presa di posizione sullo scottante problema della riforma previdenziale, a cui oggi (solo oggi) si vuol far credere di interessarsi. I sindacati hanno dibattuto senza riserve, con toni più o meno pacati. Dai sindacati confederali ai sindacati autonomi.
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Signor Presidente del Cocer, Signori delegati tutti,

nell’anno del Signore 1076, l’Imperatore Enrico IV fece dichiarare dai vescovi tedeschi il Papa Gregorio VII indegno della tiara. Il Papa rispose decisamente scomunicando l’imperatore. Questi vide vacillare paurosamente il suo trono: parecchi vescovi si allontanarono da lui, i Sassoni si ribellarono e gli stessi Principi tedeschi (riuniti a Treviri) lo sospesero dal potere. Enrico IV allora cercò abilmente di riconciliarsi col Papa a cui si presentò, nel castello di Matilde di Canossa, in veste di penitente e a piedi scalzi; e ne ottenne il perdono. Signori del COCER, i delegati del COIR Palidoro, a nome dei quali mi onoro di parlare, non sono qui NÉ per ricevere il perdono, NÉ PER OFFRIRLO!!!

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